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Ore 4.30 del mattino. Non riesco più a dormire, mi giro e mi rigiro ma ormai la notte è terminata.
Ore 4.34 mi arriva un sms di M. : ha incontrato la sua ex, hanno parlato. Una catastrofe.
Ho tutto il tempo di pensare a quanto sia complesso gestire gli “ostacoli del cuore”, soprattutto quando non hai più 20 anni.
Penso e ripenso, mi contraddico, affermo, ribadisco, congetturo, mi torturo.
Basta è tempo di alzarsi e andare a lavoro. E’ quasi un sollievo anche se è sabato e sono le 6.30.
Ore 7.10 sono già in macchina, ma devo fermarmi e scendere perché davanti ai miei occhi si apre uno spettacolo incantevole: il sole perfettamente rotondo poggiato sull’orizzonte di un mare piatto e immobile che sembra chiamarti, un cielo terso e trasparente e un’aria gelida che ti penetra il corpo come se avesse tanti piccoli spilli.
Guardo quello scenario per 10 minuti e gli occhi mi si riempiono di lacrime. Piango davanti a quella bellezza che si ripete tutti i giorni e penso che se sono capace di emozionarmi ancora, allora vuol dire che sono viva.
Risalgo in macchina e mi sorrido allo specchietto pensando che non ho nemmeno gli occhiali da sole per mascherare i miei occhi impregnati di cielo e mare.

Frenesia. E' quello che avverto nell'aria in questi giorni prima del Natale che arriverà senza che io me ne renda veramente conto, misto ad una nostalgica malinconia che mi attanaglia il cuore, mi stringe la gola e mi offusca il pensiero. E' sempre così da un po' di anni a questa parte.
Un tempo pensavo tante parole, le rimuginavo, le ritoccavo, le sfrondavo (tanto per rimanere in tema di potatura), le filtravo a tal punto che alla fine non erano più come le avevo pensate. L’impeto, la passione, la rabbia, la delusione, l’amore o il dolore che esse contenevano, spariva perché avevo paura delle reazioni che ne sarebbero derivate.
Oggi filtro poco, perché sono stanca di smussare sempre gli angoli, sicché le parole vengono fuori come lava incandescente, tanto che a volte stento a credere che siano un prodotto della mia mente.
Questo è accaduto ieri: una reazione spaventosa, la tua, mentre io, incredula, seduta sul letto con le gambe raccolte osservavo i tuoi gesti colmi di rabbia e amarezza, come in un fotogramma. Mi è dispiaciuto e mi dispiace tutt’ora perché pensavo che condividessi il mio pensiero: nulla di più falso.
Mi sento così strana oggi, come se stessi per cadere in un baratro.

Oggi mi sento come un albero da sfrondare: via i rami e le foglie secche.
Solo che il potatore non è molto deciso.
Mi sento uno straccio! E' proprio vero che dopo i 30 anni inizia la decadenza fisica. Prima potevo mangiare anche le pietre e non mi succedeva niente, invece adesso improvvisamente sono diventata delicata.
Ho dolori sparsi in tutto il corpo: una cefalea che da circa 10 giorni attanaglia la parte sinistra della mia testa rendendomi molto irritabile, varie contratture alla schiena, un dolore al piede e mi fermo qui. E dire che faccio sport da quando ero bambina!
Tutti dicono che è colpa del tempo...sarà.
I've got you under my skin
I've got you deepin the heart of me
So deep in my heart,that you're really a part of me
I've got you under my skin...
Canticchio questa canzone interpretata da Frank Sinatra da circa 2 giorni, forse sono grave.
Vi auguro di trascorrere un buon fine, ma soprattutto uno strepitoso inizio d'anno!
Da qualche parte devo pur iniziare. Un punto, un punto qualsiasi perchè di tempo ne è passato troppo e la mia vita si è completamente rivoluzionata.
Ma tutte le volte che penso di iniziare succede che i miei pensieri fuggono, le mie dita si immobilizzano gelide sui tasti del pc. Ascolto Riccardo Senigallia che canta:
"Bellamore che tieni i segreti dei tuoi ricordi
sei come un'onda che non ha confini
ti allontani e poi ritorni ancora
per questo sei sola.
E ridi amara su un'altra ferita
che ti ha guarito
travestita da angelo fallito
e con un'ala sola, insieme possiamo volare ancora..."
Amo questa canzone e forse potrei cominciare da qui, queste parole le sento particolarmente mie.
Devo risvegliarmi da questo torpore, da questo impasse emotivo che mi impedisce di dare voce al mio silenzio meditativo.
Forse nell'alba di domani...